C’è, nel cuore di Udine, un luogo che racchiude un grandissimo patrimonio artistico. Parliamo del Museo Diocesano di Udine che – domani, giovedì 16 gennaio - propone un’interessante iniziativa. Arte, fede e tradizioni popolari sulla figura di Sant’Antonio abate: questo è ciò che il Museo ha in serbo per tutti coloro che vorranno partecipare alle ore 16.30 al percorso dedicato alla scoperta del santo protettore degli animali.
Mariarita Ricchizzi invita tutti i partecipanti a portare una foto del loro animale domestico, o di quello che preferiscono, per una sorpresa realizzata appositamente per questa occasione. Ingresso e costo dell’iniziativa 3,00 euro.

Il Museo Diocesano, istituito nel 1935, dal 1955 è collocato nel Palazzo Patriarcale di Udine, residenza un tempo del patriarca d’Aquileia e oggi dell’arcivescovo. Il contesto architettonico e pittorico di straordinaria bellezza nel quale vennero allestite le collezioni museali fu alla base della scelta di chiamare l’intero complesso “Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo”.

Come si legge nella presentazione sul sito internet del Museo diocesano (qui il link) il complesso ospita «circa 700 opere, alcune delle quali esposte al pubblico. Una cospicua parte del patrimonio artistico custodito dal Museo proviene dalle parrocchie della diocesi di Udine. La sezione della scultura lignea è infatti quasi interamente composta da opere che, per motivi conservativi e di tutela, si è preferito accogliere in una struttura che offre maggiori garanzie di sicurezza rispetto agli originali luoghi di culto. Le sale nelle quali sono allestite le varie collezioni e il piano nobile rappresentano un ulteriore punto d’eccellenza per il Museo. Nel palazzo è infatti possibile godere della bellezza degli affreschi settecenteschi di Giambattista Tiepolo, il quale decorò per volere dell’allora patriarca Dionisio Dolfin il soffitto dello Scalone d’onore, la Galleria degli ospiti e la Sala rossa. Sempre nel piano nobile si possono ammirare le suggestive grottesche di Giovanni da Udine nella Sala azzurra, gli stucchi della Sala gialla e  la Biblioteca patriarcale, custode di un patrimonio librario ricchissimo».