Ricorre quest’anno il decimo anniversario dall’istituzione in Italia del «Giorno del ricordo», il 10 febbraio. Un riconoscimento doveroso – seppur oltremodo tardivo – del dramma delle Foibe e dell’Esodo istriano-dalmata, eventi che segnarono dolorosamente la storia recente del nostro Paese e soprattutto dei nostri territori. Il Comune di Majano organizza – venerdì 14 febbraio, alle 20.30 in Sala Consiliare – un incontro proprio su questo tema. Saranno ospiti della serata Nicoletta e Luigino Vador, – quest’ultimo autore del libro «Opzione italiani» – e Eugenio Latin, esule istriano, Presidente del Circolo ricreativo «Villotte» di S. Quirino.

Il volume è stato fortemente voluto dal «Circolo ricreativo Villotte», dal Comune di San Quirino e dalla Provincia di Pordenone. L’autore, Luigino Vador, è un friulano nato in provincia di Udine e da quasi trent’anni residente a San Quirino, dove ha scoperto le vicissitudini delle famiglie esuli dall’Istria che si sono insediate alle Villotte dal 1957. Vador ha così dato voce ai propri concittadini con l’obiettivo di preservarne e divulgarne la memoria.

Ma cos’erano le Villotte? Si tratta delle ampie praterie a nord di Pordenone, caratterizzate da un suolo povero che ne aveva favorito la coltivazione, rimanendo così per secoli disabitate e incolte. Nel 1513 la Repubblica Veneta le aveva assegnate agli abitanti di San Quirino, ma nel 1705 decise di metterle in vendita. I sanquiritesi chiesero e ottennero di acquistarle, grazie a un prestito fornito dai nobili Carrer e saldato appena nel 1907. Nel 1955 le praterie vennero forzatamente vendute all’Ente di Rinascita delle Tre Venezie, che le dissodò, le suddivise in poderi e vi costruì delle case, che dall’ottobre 1957 vennero assegnate con i relativi appezzamenti a 42 famiglie istriane provenienti dai campi profughi di Trieste, Cremona, Brescia e Altamura. Di queste, 15 erano originarie del comune di Buie, 9 del comune di Umago, 7 del comune di Visignano, 7 del comune di Pirano, 2 del comune di Cittanova, una del comune di Pola e una del comune di Rovigno. Tenacia, spirito di sacrificio e laboriosità consentirono loro di trasformare le Villotte in una fertile area di vigneti, frutteti e coltivazioni cerealicole.

Appena dopo 30 anni queste famiglie, che avevano pagato annualmente un canone, poterono diventare proprietari. Alcuni istriani però non resistettero alle difficoltà e dovettero cercare altrove una nuova sistemazione. Oggi le vie delle Villotte portano i nomi di molte località istriane.

Negli ultimi dieci anni il dramma istriano-dalmata e delle Foibe è finalmente uscito dal cono d’ombra e dal silenzio in cui era stato relegato, ma è importante ricordare i dati della rilevazione effettuata dalla milanese Ferrari Nasi & Associati su un campione di 600 italiani adulti, di ogni ceto, età e appartenenza politica, commissionata dall’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. A dieci anni dall’istituzione del Giorno del ricordo, solo il 43,7% di un campione di italiani sa esattamente che cosa sono le Foibe. Solo il 20,7% degli interpellati, dai 18 ai 35 anni, conosce qualcosa dello sradicamento degli italiani vivevano in Istria e Dalmazia, mentre il 77% nella stessa fascia d’età afferma di non averne mai sentito parlare o di avere idee confuse in materia.