«Giovani friulani nel mondo» foto di Tiziano Bincoletto

Si chiude in bellezza la nostra prima esperienza al Festival di Majano, con i tre «Incontri con l’autore». Ieri sera, sul palco dell’Auditorium comunale, sono infatti saliti i protagonisti di quella che da più parti viene chiamata la «nuova emigrazione» per dar vita all’appuntamento «Giovani friulani nel mondo».

Un evento emozionante che ha offerto al numeroso pubblico un efficace spaccato sul variegato e ricchissimo mosaico di esperienze – professionali e di vita – che i nostri giovani correligionari costruiscono quotidianamente in ogni angolo del mondo. Siamo partiti da Majano con Alessia Ermacora, manager di ricerca e sviluppo alla Unilever, a Rotterdam, che ha raccontato il suo lavoro, ma soprattutto il riconoscimento del suo impegno e della sua capacità, offrendo un esempio concretissimo di quella che è la pratica della meritocrazia al di fuori dei confini del nostro Paese. Silvano Ciani, invece, rientrato da poco meno di un anno nella sua Susans, ci ha mostrato il suo percorso professionale, costellato di diverse esperienze nel settore della ricerca nel campo delle biotecnologie agricole: da Berna a Taipei, fino a St.Louis dove ha lavorato per la Monsanto. A parlare di Cooperazione internazionale è stato invece Carlo Bernardis – originario di Rivarotta di Teor e arrivato per la serata direttamente da Banja Luka -, project manager in Bosnia per Caritas Italiana. Con lui abbiamo anche fatto il punto sulla situazione nel paese balcanico dopo le devastanti alluvioni di maggio, con la promessa che in autunno dedicheremo uno spazio apposito alla questione. Molto emozionanti le parole di Alina Zardo, fotografa di San Giorgio di Nogaro, che vive e lavora in Messico. Un’esperienza la sua iniziata a Londra dove ha scoperto la passione per la fotografia e dove ha trovato l’amore: suo marito Carlos. «Abbiamo provato a vivere qui in Friuli - ha spiegato Alina - ma trovare lavoro è stato impossibile. Così abbiamo scelto di andare in Messico, dove mio marito e io abbiamo dato vita a un’agenzia di fotografia, la WhiteLoopStudio». Una scelta anche educativa per i suoi figli perché nella vita si deve cercare in tutti i modi di realizzare i propri sogni e fare il lavoro che si ama. A travolgere il pubblico con la sua schiettezza e simpatia è stato Andrea Boscutti, udinese classe 1988, pianista a Parigi per studio e lavoro. Andrea, nel raccontare la sua esperienza, ha regalato a tutti la preziosa consapevolezza delle nostre radici, del legame forte e speciale che unisce noi friulani alla nostra terra. Non solo. Con un parallelo con la realtà francese, Andrea ha anche efficacemente evidenziato il difetto tutto italiano di complicare, attraverso la burocrazia, anche le questioni più semplici: «In conservatorio a Parigi mi conoscevano bene, come lavoravo e come suonavo, così quando c’è stato bisogno di un insegnante semplicemente mi hanno affidato l’incarico, in Italia ci sarebbero volute mille graduatorie». Il nostro viaggio nel mondo si è concluso (per il momento) con Andrea Travani, direttore di cantiere a New York per la Rizzani De Eccher. Andrea ci ha spiegato come la sua iniziale idea di stare fuori dall’Italia per una breve parentesi si sia invece ben presto trasformata in una scelta di vita. Così partendo da St. Diego, passando per Miami e New York, abbiamo conosciuto un po’ meglio gli Stati Uniti, attraverso lo sguardo di un giovane friulano.

A chiudere la serata è stata Angelica Pellarini, curatrice del libro «I pendolari della valigia. Costruttori friulani nel mondo dagli anni 60 ad oggi», edito dalla Samuele editore. Angelica ha idealmente tracciato il cambiamento degli emigranti friulani del settore della costruzione: «Non partono più con la valigia di cartone, ma con una valigia elettronica. Non sono più geometri o muratori, ma ingegneri o tecnici di altissima specializzazione». Ad introdurre e guidare la serata è stata Anna Piuzzi, nostra vicepresidente e giornalista de «La Vita Cattolica», che da qualche anno ormai si occupa di giovani friulani all’estero.

Rimane, nonostante la bellezza della serata, l’amaro in bocca dato dal fatto che il racconto di ognuno di questi giovani trasmette la consapevolezza che nel nostro Paese siano tante e troppo le capacità inespresse, e che troppo spesso i sogni e i progetti di vita trovino spazio solo e soltanto all’estero. Ecco perché questa è solo la prima tappa di una più ampia riflessione.

Nota stonata è stata il cattivo tempo che – per la seconda volta consecutiva – ci ha impedito di “inaugurare” la location del Monumento alla Memoria di via Roma, uno spazio suggestivo, ma soprattutto caro e denso di significato per la nostra comunità. Una cosa però è certa, non demordiamo e prima possibile provvederemo a dar vita ad un’altra iniziativa in quella meravigliosa cornice.

Arrivati dunque alla conclusione di questa bella (ed impegnativa) esperienza estiva, i «grazie» da dire sono davvero molti, ma il più grande va senza dubbio alla Pro Majano che ci ha dato la preziosa opportunità di contribuire, nel nostro piccolo, alla riuscita di questo 54° Festival. Si tratta per noi di un grandissimo onore perché il Festival rimane il fiore all’occhiello della nostra comunità, un momento straordinario che si rinnova di anno in anno, nonostante le mille difficoltà di questo presente così accidentato, regalando alla nostra Majano visibilità e una grande occasione di intrattenimento ed aggregazione. Un plauso dunque enorme al presidente Daniele Stefanutti e a tutto il suo staff fatto di un incredibile numero di volontari.

Non ci che resta che augurarvi buon ferragosto, buona fine di Festival (che si chiude domani) e darvi appuntamento per l’autunno che sarà ricco di appuntamenti targati Majano c’è 1.5.9.

Di seguito pubblichiamo alcune prime foto… ma quelle belle, scattate da Tiziano Bincoletto, arriveranno nei prossimi giorni! Stay tuned!