«Arrivano le UTI: la nuova geografia amministrativa targata FVG» è stato – martedì 29 settembre in Auditorium a Majano – per il territorio della Collinare un importante momento di confronto e di informazione sulla riforma degli Enti Locali voluta dalla Giunta regionale. Quando – ormai 4 anni fa – abbiamo dato vita al nostro sodalizio, l’obiettivo era quello di contribuire alla crescita in senso sociale e culturale delle nostre comunità ideando momenti di approfondimento su tematiche significative, dall’economia alla legalità, dallo sport alle mille declinazioni della cultura. Non solo. Volevamo creare spazi per il confronto su questioni si stringente attualità per il nostro Friuli e dunque siamo felici di esserci riusciti su una Riforma, quella degli Enti Locali, che determinerà un cambiamento rilevante per la geografia amministrativa della nostra regione.

Ribadiamo anche qui, lo abbiamo già fatto sui social network, la gratitudine verso le tante persone che martedì sera hanno preso parte al dibattito, in particolare ai tantissimi amministratori del territorio collinare che, con passione, hanno condiviso il loro sguardo sulla riforma, le loro preoccupazioni, ma anche le attese e le speranze. Un grazie va naturalmente a Enio Agnola e Riccardo Riccardi che si sono confrontati sul tema e a Paolo Mosanghini che ha condotto con equilibrio e intelligenza un incontro non certo facile. Speriamo davvero, con questo spazio di informazione, di aver fornito a cittadini e amministratori spunti e riflessioni per il futuro del nostro Friuli.

Qui di seguito riportiamo l’articolo apparso oggi sul Messaggero Veneto:

Uti? La Collinare è l’esempio

Confronto tra Agnola (Pd) e Riccardi (Fi) sulla creazione delle Unioni territoriali

Sulle Uti circolano le opinioni più diverse: utili, dannose, dispendiose, convenienti, un attacco all’autonomia o strumento per rafforzarla. Per fare chiarezza, l’associazione “Majano c’è 159” ha deciso di convocare un’assemblea pubblica all’auditorium comunale, con i consiglieri regionali Enio Agnola (Pd) e Riccardo Riccardi (Forza Italia) a sostenere le ragioni pro e contro. A moderarla il giornalista del “Messaggero Veneto” Paolo Mosanghini. Vista la sede ospitante, fin dalle prime battute ha pesato sul dibattito l’inevitabile riferimento alla “Comunità collinare del Friuli”, esempio di buona amministrazione locale, capace dal 1967 di dare risposte alle necessità di quattordici comuni. «Noi non avevamo bisogno delle Uti – ha detto in apertura il presidente della Comunità Gianbattista Turidano – facevamo da soli più di quel che si propone la legge 26». In sala sono tutti d’accordo sulla necessità di una riforma degli enti locali ma c’è poca, pochissima convergenza sulle modalità da applicare. Agnola ha rivendicato la continuità tra la riforma volute dall’amministrazione regionale e la Collinare. «Quel che ha fatto la Comunità per questo territorio lo abbiamo tenuto in considerazione al momento di fare la legge – ha detto il consigliere Pd – solo che lo stiamo proponendo a un livello più vasto: maggiore efficienza degli uffici amministrativi, aggiornamento dei dipendenti, la possibilità per le piccole realtà di intercettare i fondi europei». Riccardi, dopo un mea culpa sull’occasione fallita dal governo Tondo di riformare gli enti locali, si è dedicato alle controargomentazioni: «La riforma manca di democraticità: gli amministratori e i consigli che vi si opporranno in consiglio saranno commissariati, dopo essere stati minacciati di un taglio delle risorse del 30%», ha dichiarato l’ex assessore regionale. E ha aggiunto: «Come si può spacciare un processo del genere come democratico?». L’argomento è caldo e ha stimolato la platea, composta da cittadini, amministratori e molti “addetti ai lavori”. Alcuni sindaci della Comunità, che sono ricorsi al Tar contro l’ipotesi del commissariamento, hanno chiesto chiarezza sui fondi e le risorse che la riforma metterà a disposizione. Il timore è di vedere svuotata la capacità di autodeterminarsi. Per la giovane sindaco di Treppo Grande, Manuela Celotti, invece l’Uti va accolta «come possibilità di stimolare la solidarietà tra le varie realtà territoriali». Il cammino della riforma è ancora lungo con molti dei Comuni chiamati a votare gli statuti nei prossimi mesi. Nonostante le distanze rimangano, serate come quella di ieri aiutano almeno a capire quale sarà il volto di una riforma così decisiva per gli assetti regionali.

Libero Dolce

Da «Il Messaggero Veneto», 1° ottobre 2015